Una riflessione sulla funzione della criptovaluta all’interno della nostra economia: la globalizzazione e la rivoluzione digitale a cui gli scambi commerciali sono oggi sottoposti, con l’avvento sempre più diffuso della Information & Communication Technology, con tutte le relative conseguenze su mezzi e sistemi di pagamento, inducono ad una riflessione sulla funzione della criptovaluta all’interno della nostra economia

fonte: di Andrea Strata e Michelangelo Principe
http://www.leurispes.it/le-criptovalute-una-delle-dieci-tecnologie-che-potrebbero-cambiarci-la-vita/

Le monete comunemente intese, infatti, potrebbero diventare uno strumento obsoleto o, comunque, inadatto a rivestire ancora il ruolo di fonte propulsiva di sviluppo economico.

In un momento storico come quello attuale, in cui il costo del denaro e la tempistica e complessità delle procedure associate ai movimenti pecuniari sono spesso poco sostenibili dall’utilizzatore, è della massima importanza approfondire il fenomeno delle cosiddette “valute digitali” o criptovalute (ad esempio, Bitcoin, Onecoin, Litecoin, Ripple, ecc.), che permettono ad imprese e privati di beneficiare di mezzi di scambio e pagamento alternativi rispetto alla moneta tradizionale.

Alcuni Paesi hanno disciplinato queste nuove realtà, altri hanno esplicitamente o implicitamente vietato le criptovalute, ma certamente ad oggi manca una regolamentazione chiara ed univoca della fattispecie, anche alla luce della estrema novità che essa rappresenta.

  • Negli Stati Uniti, ad esempio, la giurisprudenza maggioritaria ha riconosciuto le criptovalute (nel caso specifico, i Bitcoin) come monete. La Corte Distrettuale statunitense (District Court 2013) precisava che “Il Bitcoin deve essere considerato come una valuta o una forma di denaro e gli investitori che desiderano investire in Bitcoin compiono un investimento di denaro”.
  • In Germania, il ministero delle finanze ha dichiarato i Bitcoin come “denaro privato” e “unità di conto”; pertanto, il Bitcoin (e le altre criptovalute) saranno regolate, trattate e tassate come il denaro privato.
  • In Norvegia, invece, le valute digitali sono considerate alla stregua di un prodotto e non quale denaro privato, pertanto sottoposte a tassazione.
  • La Cina e la Russia hanno vietato l’uso delle criptovalute, ma entrambe stanno facendo marcia indietro, progettando anzi di renderle legali ed assumerne il monopolio di produzione.
  • La Svezia si prepara a dotarsi di una propria moneta virtuale. Il paese scandinavo, già leader per i pagamenti digitali, si conferma all’avanguardia: sarebbe un passo dirompente nel sistema finanziario. Per garantire la nuova divisa è in campo la stessa Banca centrale.
  • Anche in ambito UE il fenomeno ha risvegliato numerose attenzioni, tanto è vero che nel 2015 il Servizio di Ricerca del Parlamento Europeo, in una relazione sulle nuove tendenze tecnologiche emergenti nei paesi europei, ha inserito le criptovalute all’interno delle dieci tecnologie “che potrebbero cambiarci la vita” (tra le altre, i droni, la stampa 3D e le tecnologie smart home). Secondo questa relazione, che evidenzia con molta chiarezza le prospettive positive dell’utilizzo delle criptovalute sul mercato, “l’evoluzione tecnologica reca con sé la promessa di farci risparmiare tempo o di farci rendere di più nella stessa quantità di tempo. In breve, l’innovazione ci offre la possibilità di «essere più efficaci nel fare le cose»”.
  • In Italia, c’è un vero e proprio vuoto normativo e giurisprudenziale, poiché, come spesso accade, il progresso tecnologico è estremamente più rapido delle autorità politiche; la Banca d’Italia ha emanato, in data 30 gennaio 2015, un comunicato avente ad oggetto: “Avvertenza sull’utilizzo delle cosiddette valute virtuali”.   Nel comunicato si evidenzia che “in Italia, l’acquisto, l’utilizzo e l’accettazione in pagamento delle valute virtuali debbono allo stato ritenersi attività lecite; le parti sono libere di obbligarsi a corrispondere somme anche non espresse in valute aventi corso legale”.

Questa situazione normativa estremamente fluida e priva di riferimenti precisi impone una riflessione seria a ragionata sulla natura giuridica delle criptovalute, sulle sue conseguenze a livello concreto, di operatività delle valute stesse, che possa guidare tanto gli investitori quanto coloro che decidono di portare le proprie attività imprenditoriali anche sui mercati non basati su valute tradizionali.

“Le criptovalute – Analisi di un sistema monetario parallelo”, edito da LexGiochi, cerca di fornire un inquadramento giuridico della materia, oltre che un approfondimento sul loro trattamento fiscale e sulla possibile futura regolamentazione legislativa del fenomeno, basandosi esclusivamente sull’esperienza e conoscenza tanto della normativa nazionale quanto di quella europea e, più in generale, internazionale.

Il punto di partenza, a nostro avviso, è comprendere la ratio che ha animato coloro che hanno creato le valute digitali. Costoro certamente hanno voluto ideare una moneta alternativa a quella tradizionale (nel senso che abbiamo detto sopra, moneta senza controllo di un’autorità centrale), ma con le medesime funzioni proprie del denaro: fungere da riserva di valore, strumento di scambio, unità di conto (e quindi di misura) e mezzo di pagamento.

In effetti, colui che acquista criptovalute effettua un’operazione analoga a quanto potrebbe fare sul mercato dei cambi valutari, acquistando, per esempio, dollari in cambio di euro, tenendo conto, però, che al momento i creditori possono legittimamente rifiutare un pagamento in criptovaluta, non trattandosi di moneta riconosciuta dalla banca centrale.

Tuttavia, occorre evidenziare che coloro che operano in criptovalute lo fanno anche con intento speculativo: comprano ad un costo X, per poi rivendere ad un prezzo maggiorato Y, ottenendo in tal modo una plusvalenza (profitto).

Il tutto tenendo conto delle necessità, stringenti soprattutto in un momento storico come quello presente, di tenere sotto controllo i possibili mezzi con cui malintenzionati possano aggirare le normative (nazionali e internazionali) volte ad impedire il riciclaggio e ad arginare i pericoli di terrorismo.

Da tali premesse si dovrà partire per procedere all’inquadramento giuridico e fiscale di questa nuova forma di pagamento e investimento.

L’approccio a queste tematiche è, ovviamente, di impronta strettamente giuridica, ma cercando, volutamente, di rendere la lettura e la comprensione il più vicine possibile ad un pubblico anche non “tecnico”.

Sempre nella stessa ottica, la prima parte della pubblicazione è volta al tentativo di comprendere il fenomeno nella sua valenza pratica, a spiegarne la “giovanissima” storia ed i possibili concreti utilizzi da parte del consumatore, oltre che le reazioni delle autorità finanziarie, legislative e giudiziarie nel mondo.

Ciò nell’intento, che ci auguriamo possa essere riuscito, di portare quanto più possibile il fenomeno delle criptovalute all’attenzione del pubblico dei consumatori di servizi di pagamento, nella convinzione che tale elemento possa davvero influenzare e modificare, in tal senso, il futuro di tutti noi.

Insomma, per dirla con Henry Ford, “c’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti”.

fonte: di Andrea Strata e Michelangelo Principe
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