Il Paese scandinavo, già leader per i pagamenti digitali, si conferma all’avanguardia: sarebbe un passo dirompente nel sistema finanziario. Per garantire la nuova divisa è in campo la stessa Banca centrale.

di ANDREA TARQUINI
http://www.repubblica.it/economia/2016/11/20/news/la_svezia_pensa_a_costruirsi_la_sua_moneta_virtuale-152149121/?ref=HREC1-30

Primo paese al mondo, la Svezia potrebbe dotarsi di una e-currency, cioè di una valuta virtuale, coperta garantita e gestita dalla Riksbank, la sua banca centrale.
Lo ha detto Cecilia Skingsley, numero due dell’istituto d’emissione del regno, accennando a piani concreti. Sarebbe una rivoluzione nel mondo finanziario internazionale: esistono già i Bitcoin, o le monete locali autonome come quella di Barcellona. Ma ben altro sarebbe l’introduzione sui mercati di una e-currency garantita da una banca centrale.

Parliamo oltretutto non di un piccolo paese esotico magari paradiso fiscale e sede di società-cassetta delle poste, bensì di una delle potenze industriali più avanzate del mondo. Un paese che vanta da anni una crescita media attorno al 4 per cento, alti redditi medi nonostante il pesante prelievo fiscale, alta occupazione, conti sovrani in ordine con un debito pubblico attorno al 40 per cento del pil, cioè ben inferiore anche a quello tedesco. E un paese che deriva il 50 per cento del suo prodotto interno lordo dall’export globale di manufatti industriali e tecnologici d’eccellenza, dai jet bisonici agli aerei-radar, dall’elettronica più avanzata ai servizi di Skype e Spotify. Anche per queste transazioni, la “corona virtuale” potrebbe divenire unica realtà quotidiana o quasi, se i piani in fase avanzata di elaborazione si concretizzeranno.

In Svezia, il cambiamento, la transizione dal cash al no-cash, è realtà da tempo, ben più che altrove. Il valore del denaro contante in circolazione, in un’economia pur così solida e in crescita (e in un paese dove, che paghi in contanti o con carta, nulla sfugge alla tributaria) è diminuito dal 10 per cento circa del prodotto interno lordo nel 1950 ad appena l’1,5 per cento oggi. Sempre più banche evitano o rifiutano transazioni in contanti, e sempre più rare sono in negozi ed esercizi commerciali le casse o registratori di cassa progettati per l’uso del contante. Diversi negozi hanno semplicemente abolito il pagamento in contanti, e persino i taxi preferiscono la ‘plastic money’.

“La Svezia è all’avanguardia, non dobbiamo imitare l’esempio di nessun altro paese perché nessun altro paese sta lasciando l’uso di banconote e monete così velocemente come noi”, ha spiegato Cecilia Skingsley. “Vogliamo anche aiutare i molti cittadini desiderosi di dire addio al contante, ma che per ragioni differenti non vogliono o non possono avere accesso diretto ai sistemi di transazione elettronica che per le banche sono normali”. Svezia, novembre 2016: il lungo addio al contante è cominciato. Gli esperti della Riksbank sono al lavoro per risolvere ogni problema tecnico, di sicurezza e legale. Ed entro due anni, deciderà l’introduzione della e-currency.
Stoccolma, come sempre il futuro qui è già cominciato. Nel governo del resto, lo sanno in molti, esiste persino – caso unico al mondo – un “Ministero del Futuro”. Quasi la versione economico/finanziaria/sociale del ministero della Magia di Harry Potter. E funziona.

di ANDREA TARQUINI

 

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